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  Scheda a cura di Marco Chilosi  (GYM)

 

Linfoma della Zona Marginale Splenica SMZL

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

   Il SMZL entra in diagnosi differenziale con diversi processi linfoproliferativi in cui coesista splenomegalia e coinvolgimento ematico e/o midollare: HCL, MCL, linfoma linfoplasmacitico, linfoma follicolare, linfoma linfocitico (B CLL). La diagnosi differenziale, basata essenzialmente sugli aspetti citologici ed istologici, può essere resa più precisa e riproducibile mediante l’utilizzazione di marcatori immunoistologici (quasi tutti attualmente applicabili su materiale di routine). Il CD10 ed il bcl-6 sono utili per identificare i linfomi follicolari, la coespressione di CD5 e CD23 orienta fortemente per una CLL, la coespressione di CD5 e ciclina D1 è diagnostica per MCL.

A riguardo, sono descritti casi di MCL a preminente coinvolgimento splenico, leucemici, caratterizzati da elevata aggressività clinica e che possono essere morfologicamente confusi con SMZL [Molina et al. Virchows 437:591,2000]. 

La diagnosi differenziale con la Hairy cell leukemia (HCL) - una malattia linfoproliferativa cronica con aspetti di sovrapposizione con SMZL (presenza in periferia di linfociti "villosi" – anche se differenti morfologicamente da quelli del SLVL-, splenomegalia) si basa essenzialmente sulle caratteristiche fenotipiche delle cellule hairy (CD25+, CD11c+, CD103+, DBA.44+, TRAP+, marcatori di solito assenti nel SMZL), nonché sul tipo di infiltrazione del midollo che permette di distinguere con certezza le due forme nella maggior parte dei casi. 

La HCL è caratterizzata da un infiltrato di tipo diffuso, interstiziale, che non forma noduli organizzati (attenzione ai noduli linfoidi reattivi formati da linfociti T (CD3+, CD5+) talvolta presenti nel midollo in questa malattia. Nella maggior parte dei casi di SMZL il midollo è coinvolto precocemente in modo caratteristico: si evidenziano piccoli aggregati e "filiere" intravascolari (intrasinusoidali) [Franco V, et al, Histopathology 29:571,1996]. Questo tipo di infiltrazione costituisce un "marcatore morfologico" molto sensibile del SMZL. Anche molto precocemente, utilizzando l’analisi immunoistologica con anticorpo CD20, è possibile riconoscere le caratteristiche "filiere" intravascolari  (vedi casi 1-3) che, in un paziente con splenomegalia, costituiscono un valido e riproducibile criterio diagnostico. Anche quando il processo si espande a formare ampi noduli linfoidi è possibile documentare la presenza di "filiere" intravascolari in aree meno coinvolte. A seguito di splenectomia è riportato un incremento dell’infiltrato midollare [Franco V, et al. Cancer 91:294,2001].


Histopathology 1996 Dec;29(6):571-5
Intrasinusoidal bone marrow infiltration: a possible hallmark of splenic lymphoma.

Franco V, Florena AM, Campesi G.

Istituto di Anatomia ed Istologia Patologica, University of Palermo, Italy.

A particular type of lymphomatous bone marrow infiltration defined as intrasinusoidal and occurring in seven patients with splenomegaly and mild to moderate thrombocytopenia is reported. Immunocytochemistry highlighted the intrasinusoidal pattern and showed a mature B-cell phenotype. Four patients underwent splenectomy and a diagnosis of splenic marginal cell lymphoma was made. The disease course seems to be chronic and quite indolent. All patients are alive and well; follow-up ranges from 2 to 42 months. The value of bone marrow biopsy as a primary diagnostic tool in splenic marginal zone lymphomas is discussed.
 

Virchows Arch 2000 Dec;437(6):591-8
Mantle cell lymphoma, in leukaemic phase with prominent splenomegaly. A report of eight cases with similar clinical presentation and aggressive outcome.

Molina TJ, Delmer A, Cymbalista F, Le Tourneau A, Perrot JY, Ramond S, Marie JP, Audouin J, Zittoun R, Diebold J.

Department of Pathology, H tel-Dieu de Paris, AP-HP, France. thierry.molina@htd-ap-hop-paris.fr

Mantle cell lymphoma (MCL) is a well-defined peripheral B-cell lymphoma usually diagnosed upon peripheral lymph node biopsy. We report eight cases of peripheral B-cell leukaemia that demonstrate presumptive evidence of mantle cell characteristics. The patients had a median age of 68.5 years, and five were male. All presented with an enlarged spleen without any peripheral lymphadenopathies, and they were leukaemic at presentation (median lymphocytosis, 38x10(9)/l). Morphological diagnosis of MCL was very difficult in five cases but easier in three because we were able to analyse either pre- or post-mortem lymph nodes and spleen. The immunophenotype of blood lymphocytosis using flow cytometry, the presence of a t(11;14)(q13;q32) and a cyclin D1 expression by leukaemic cells all fit with the diagnosis of MCL. All patients progressed and died with a median overall survival of 8 months. Multifocal areas of transformation in blastoid or large cell variants were observed in the three autopsied patients. In summary, one should consider the diagnosis of MCL at presentation in leukaemic phase even in the absence of peripheral adenopathies.